MILLI PAGLIERI: IL FIL ROUGE TRA TORINO E IL MAROCCO

Per iniziare a raccontare Milli Paglieri bisogna tornare indietro di qualche decina di anni, in un periodo in cui Torino stava cambiando pelle e i torinesi scoprivano un angolo della loro città che fino a quel momento sembrava riservato a tossici e sbandati: Porta Palazzo.

La rinascita olimpica era ancora di là da venire e gli architetti Cagnardi e Gregotti presentavano il piano regolatore che avrebbe rivoluzionato l’urbanistica post industriale di una città che si stava allontanando dalla FIAT (e viceversa) ed era alla faticosa ricerca di una sua vocazione.

Era il 1995: l’architetto Milli Paglieri era tra i professionisti che lavoravano a quel progetto, e nello specifico proprio per quella parte che si occupava del centro storico, ma soprattutto, negli anni che seguirono, è stata tra chi a quel progetto ha aggiunto un importante valore culturale e imprenditoriale.

Milli è stata l’artefice dell’avventura dell’Hafa Café e di tutte le altre iniziative con cui è riuscita a creare un ponte ideale fra Torino e il Marocco.

È proprio dall’amore per questo Paese, scoperto all’inizio da semplice turista, che nasce il suo progetto, teso a valorizzare le molteplici espressioni dell’artigianato marocchino attraverso la creazione di mobili e oggetti, tutto realizzato in Marocco e importato a Torino.

Con la collezione dal marchio Bab Anmil partecipa nel 1995 per la prima volta al MACEF, il Salone Internazionale della Casa di Milano e il successo è decretato dalle tantissime richieste da parte dei migliori negozi italiani e stranieri e dagli articoli sulle più importanti riviste di arredamento.

Dal progetto iniziale ha origine in seguito la Collezione Hafa che vede la partecipazione di designers e artisti italiani e marocchini. Tra gli italiani oltre ai torinesi Jeannot Cerutti, Lorenzo Prando e Riccardo Rosso, anche i milanesi Paola Navone, Marco Ferreri, Italo Rota e tanti altri.

In quegli anni Milli si trasferisce in Via Milano, nel cuore di Porta Palazzo (da cui non se ne andrà mai più) e a due passi da lì, all’ angolo tra via Santa Chiara e Via Sant’Agostino nel 1997 nasce l’Hafa Café: un angolo di Marocco che nel nome riprende quello dell’omonimo locale di Tangeri, dove fin dagli anni ‘20 del Novecento si fermavano turisti e avventurieri a sorseggiare tè verde di fronte al braccio di mare che separa due continenti e unisce due mari.

I mobili, i tappeti e i lampadari che arredano il locale, i tavoli con il piano fatto di zellije di terracotta smaltata fatte a mano a scalpello in differenti forme e assemblate a creare disegni geometrici sempre diversi, le stoviglie e i bicchieri… tutto si può acquistare nel negozio adiacente al ristorante, prima o dopo aver gustato le specialità magrebine

Grazie a Milli a Torino scoppia la Marocco-mania che non si esprime solo attraverso gli arredi o il cibo, ma porta con sé un vero e proprio movimento di cultura e integrazione, agevolato anche dalle iniziative di un’amministrazione particolarmente lungimirante.

Attraverso le sue attività Milli favorisce progetti di cooperazione fra Torino e il Marocco, dallo scambio di saperi fra artigiani all’organizzazione di eventi che coinvolgono la popolazione di Porta Palazzo e di tutta la città.

Per la presentazione del CD (oggi si direbbe la playlist) targata Hafa Café organizza sotto la tettoia del mercato dei contadini il concerto di un famoso gruppo di suonatori Gnawa insieme al gruppo torinese dei Mau Mau e al trombettista Giorgio Li Calzi: io c’ero e vi posso assicurare che alla fine ballavano anche i vigili urbani.

Nell’anno olimpico 2006 apre, all’interno dell’Hotel Santo Stefano, di fronte alle porte Palatine e al duomo, l’Hafa Hammam, dove ci si poteva immergere nei rituali di bellezza tipici della cultura araba e trovare anche la linea di prodotti cosmetici a base di oli essenziali fatti produrre per Hafa direttamente in Marocco.

E ancora Hafastorie, il ristorante in quella Galleria Umberto I così simile a un passage parigino, con l’indimenticabile lampadario realizzato su disegno di Jeannot Cerutti utilizzando centinaia di bicchieri di quelli usati per il tè alla menta e le bevande allo zenzero e limone.

Siamo a Porta Palazzo, sembra Parigi ma anche un po’ Tangeri e per dare il tocco finale a questo melting pot di culture, Milli chiama lo chef stellato Christian Milone che insieme a una cuoca marocchina propone una cucina piemontese-marocchina.

Oggi al posto dell’Hafa Café c’è un locale magrebino senza storia, al posto di Hafastorie si mangiano patate ripiene, vitello tonnato, plin e bonet, l’hammam è stato fagocitato dalle camere dell’hotel: sono cambiate molte cose da allora ma l’Hafa Esprit @hafaesprit (qui il link al sito web), lo “spirito delle cose belle” continua ad animare le iniziative di Milli .

L’importazione di mobili e complementi di arredo continua dalla sede logistica di Via Vittone e Milli mette a disposizione la sua esperienza di architetto e interior decorator per progetti privati e eventi.

A queste attività “originarie” ne ha aggiunta recentemente un’altra e da qualche tempo, in compagnia dell’inseparabile bassotto Baldo va e viene da Celle Ligure dove ha un delizioso bed and breakfast: La casa rossa @lacasarossacelle (qui il link) è una tipica vecchia casa ligure in cui con gusto impeccabile si mescolano le tradizioni e l’artigianato dei suoi due luoghi del cuore: la Liguria e il Marocco.

E tra un viaggio in Marocco e uno in Liguria torna sempre in via Milano, cuore del cuore di quella Torino che anche per merito delle sue idee e del suo lavoro ha trovato vitalità e una nuova vocazione.

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